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italiano - La vita quotidiana di un musulmano

La vita quotidiana di un musulmano *** *** *** *** *** *** *** *** - - - - - - -

   
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  مشاركة رقم : 1  
المنتدى : Islam by all languages
italiano - La vita quotidiana di un musulmano
قديم بتاريخ : 09-01-2015 الساعة : 06:39 PM




italiano - La vita quotidiana di un musulmano abitudini dio generali la morte matrimonio





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  مشاركة رقم : 2  
كاتب الموضوع : أضواء الحق المنتدى : Islam by all languages قديم بتاريخ : 09-01-2015 الساعة : 06:43 PM

Nascita

O un individuo nasce di religione musulmana o lo diventa per scelta. In quest'ultimo caso l'adulto pienamente cosciente del suo atto è libero della sua scelta, fa professione di fede che consiste essenzialmente in una "dichiarazione con la bocca e d'un'afferma¬zione con il cuore", come dice il Profeta. Dopo un bagno, oppure una doccia, per purificare il corpo, simbolicamente, dalla sozzura dell'ignoranza, il neofita pronuncia, generalmente alla presenza di due testimoni, la formula presente: "Io attesto che non vi è altra divinità se non Allah, e attesto che Mohammed è il Messaggero di Dio" (Ash-hadu al-la-ilàha il-lallah ua ash-hadu an-na muham-madar-rasulul-lah).



Il Profeta aveva l'abitudine di domandare ai nuovi il loro no¬me, e se esso aveva una qualsiasi incompatibilità con l'Islâm, lo cam¬biava, dando all'individuo in questione un nuovo nome più con-veniente.

Per esempio: se qualcuno si chamava "Adoratore della Ka'a¬bah", o "Adoratore del sole", o "Il dissoluto", o "Lo smarrito", ecc., il Profeta non tollerava tali nomi. Ai nostri giorni il con¬vertito prende generalmente un nome arabo, poiché l'arabo, lingua materna del Profeta e delle sue spose - che sono anch'esse chiamate "madri dei credenti" - merita d'essere considerato, spiritualmente, come la lingua materna di tutti i Musulmani.



È perciò che ogni musulmano è tenuto, più o meno per un do¬vere sociale, a sapere quel tanto che basta della lingua araba (almeno l'alfabeto), per essere in grado di recitare il Corano dal testo.



I convertiti hanno, da sempre, attribuito grande importanza a questo dovere, tanto che hanno adattato la scrittura araba alle loro lingue regionali: persiano, turco, urdu, malese, pachtu, cur¬do, ecc.



Per quanto riguarda l'essere musulmano involontariamente, (ossia per nascita) anche questo ha i suoi riti. Quando un bam¬bino nasce in una famiglia musulmana, non appena la levatrice ha finito il suo compito, si pronuncia l'Adhan nell'orecchia destra del bambino e Iqamah in quella sinistra. Così, la prima cosa che il bambino percepisce, è l'attestazione della fede, l'appello all'ado¬razione del suo Creatore. Breve richiamo del Patto intercorso un tempo tra lui ed il suo Signore di cui viene a farne eco il Corano (VII, 172): "E quando il tuo Signore prese, dai figli di Adamo - e dai loro reni - i loro discendenti e li fece testimoniare su se stessi: non sono forse Io il vostro Signore? - ma si, noi testimoniamo!... - Per paura che voi non diciate, nel giorno della resurrezione: "Veramente, noi non eravamo attenti a ciò...". L'Adhan o "appello" alla preghiera, è formulato come segue: "Dio è il più grande" (Ripetuto quattro volte), "Attesto che non c'è altro Dio che il Dio unico" (Due volte), "Attesto che Mohammed è il mes¬saggero di Dio" (Due volte), "Alzati per la preghiera" (Due volte), "C'è un solo Dio, il Dio unico" (Una volta sola), l'Iqamah che annuncia che il rito della preghiera è pronto, è formulato così: "Dio è il più grande, Dio è il più grande, attesto che non c'è Dio al di fuori del Dio unico, attesto che Mohammed è il messag¬gero di Dio, alzati per la preghiera, alzati per il benessere, ecco, il rito è pronto, ecco il rito è pronto, Dio è il più grande, Dio è il più grande, non c'è altro Dio al di fuori del Dio unico".




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  مشاركة رقم : 3  
كاتب الموضوع : أضواء الحق المنتدى : Islam by all languages
Matrimonio (2
قديم بتاريخ : 09-01-2015 الساعة : 08:34 PM

Inizio della vita



Quando i capelli del bambino vengono tagliati per la prima volta, si distribuisce ai poveri tanto denaro, corrispondente al peso di questi, o in argento o in moneta corrente. In più, se si hanno i mezzi, si sacrifica un montone per festeggiare con gli amici e si distribuisce del cibo ai poveri.

Non vi sono limiti di età per la circoncisione del bambino ma¬schio, ma la si pratica preferibilmente in tenera età. Per gli adulti convertiti, non è considerata obbligatoria.

Quando il bambino ha l'età per iniziare gli studi, in genere, do¬po i 4 anni, viene organizzata una festa in famiglia, dove il bambi¬no riceve la sua prima lezione.

A titolo di buon augurio, si recita davanti al bambino la serie dei primi 5 versetti del capitolo 96 del Corano, ossia i primi versetti rivelati al Profeta analfabeta, che gli valsero l'ordine di leggere e scrivere.
Si chiede al bambino di ripeterli parola per parola:

Nel nome di Dio, il Molto Misericordioso, L'Onnimisericor¬dioso.
Leggi, nel nome del tuo Signore che ha creato,
Che ha creato l'uomo da un grumo di sangue.
Leggi! Poiché il tuo Signore, il Nobilissimo,
È lui che ha insegnato con il calamo:
Ha insegnato all'uomo ciò che non sapeva.

Più tardi, quando il bambino sarà in grado, gli si insegnerà co¬me compiere la preghiera, facendogli imparere gradualmente a memoria i testi da recitare.

Quando avrà 7 anni, i genitori dovranno fare in modo che si abitui alla preghiera.
Il digiuno diviene obbligatorio, proprio come la preghiera, al momento in cui il bambino ragiunge la pubertà. Nelle famiglie musulmane, ciò avviene ben prima di quest'età; effettivamente è motivo di grande allegria e festa, quando il ragazzo o la ragazza osservano il loro primo digiuno del mese di Ramadan.

In generale, il bambino comincia a digiunare verso i 12 anni: per un solo giorno, all'inizio, poi per più giorni, e sempre di più, negli anni seguenti, in modo che sia in grado, durante la pubertà, di digiunare tutto il mese.

Lo Hagg (pellegrinaggio alla Mecca), è obbligatorio una volta nella vita. È nel corso della seconda settimana del 12° mese lunare, Dhu'l-Higgiah, che ci si riunisce alla Mecca, e che vi si passa una settimana facendo soste nei giorni prescritti ad Arafat, a Muzadalifah e a Minà. Delle guide qualificate vengono asse¬gnate dal Governo dell'Arabia, per istruire personalemte ogni pellegrino su ciò che deve compiere durante il rito. Visitare la Ka'abah in altri momenti dell'anno si chiama 'umra. Tale visita è meritoria, ma non dispensa dal dovere del pellegrinaggio.

La zakat è un'imposta sulle differenti speci di proprietà: agri¬coltura, commercio, sfruttamento minerario, mandrie di ovini, bovini e cammelli, che passano attraverso i pascoli pubblici; l'imposta si applica anche sui risparmi.

Questa ultima categoria (imposta sui risparmi) è lasciata, al giorno d'oggi, alla discrezione del singolo musulmano, non solo nei paesi non-musulmani ma anche in quelli musulmani; le altre risorse sono tassate dai governi locali. Così, se qualcuno rispar¬mia una certa somma e se questa somma rimane in cassa un anno intero, il risparmiatore deve pagare il 2,5% a titolo di zakat. Se ha dei datteri, questi sono detratti dai suoi risparmi con un cal¬colo di imposta.

Un'altra tassa riguarda le due feste religiose annuali: alla fine del mese del digiuno, una somma, sufficiente al nutrimento di un adulto per una giornata intera, viene devoluta ad un povero: nella seconda festa, che ha luogo nel momento in cui viene celebrato il pellegrinaggio alla Mecca, le persone agiate devono sacrificare un montone, che viene distribuito in parte ai poveri e in parte con-sumato dalla famiglia e dai suoi invitati.

In ciò che riguarda le questioni economiche bisogna ricordare che un musulmano non è autorizzato a partecipare a transazioni a base di interesse, sui prestiti, ai giochi d'azzardo, alle lotterie e a cose simili. L'interesse concesso dalla banca, sui depositi, è una cosa complicata, e dipende dal meccanismo amministrativo di ogni banca. Se la banca è usuraia, i benefici attinti dai suoi gua¬dagni saranno ugualmente illeciti; ma in alcuni Paesi, è possibile che non vi siano altri tipi di banche e che, rifiutare tale interesse comporti delle conseguenze ingiuriose alla causa dell'Islâm: la banca potrebbe benissimo, per esempio, versare a delle opere non pie o antiislamiche le somme di interesse non reclamate. In tali casi, si deve recuperare l'interesse dei depositi, senza tuttavia tenerlo per sé, ma devolvendolo per cause caritatevoli.

Le assicurazioni contratte presso agenzie governative o nazio¬nalizzate, oltre alle assicurazioni delle società mutualistiche sono lecite; quelle del sistema capitalistico no.


Matrimonio (2




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La mort (3
قديم بتاريخ : 09-01-2015 الساعة : 08:43 PM

Matrimonio



Un musulmano ha la facoltà di sposare non solo una musul¬mana, ma anche un'Ebrea o una cristiana, ma non una idolatra, una politeista o un' atea. Una musulmana non può sposare un non-musulmano. (cfr. Corano LX, 10; II, 221).


In caso di conversione di un uomo già sposato, se sua moglie è ebrea o cristiana e non vuole seguire l'esempio di suo marito, il matrimonio non è compromesso. Ma se la moglie appartiene alle categorie proibite ai musulmani, e persiste nel suo stato irreli¬gioso, la vita coniugale deve cessare immediatamente; la donna riceve allora un termine ragionevole per riflettere - scaduto il quale, c'è il divorzio.


Se una donna, già sposata abbraccia l'Islâm, se il marito non è musulmano, la vita coniugale deve cessare immediatamente, e dopo il termine ragionevole di riflessione concesso allo sposo, ella otterrà la separazione giudiziaria che annulla il matrimonio
.



La morte (3







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Abitudini generali (4
قديم بتاريخ : 09-01-2015 الساعة : 08:49 PM


La morte



Un musulmano sul letto di morte, cerca di pronunciare la for¬mula di fede: "Io attesto che non c'è altro Dio al di fuori del Dio Unico, e attesto che Mohammed è il messaggero di Dio". La gente che lo circonda lo aiuta pronunciando davanti a lui la stessa formula, a voce alta, mentre agonizza.



Il corpo del morto, se possibile, viene lavato prima della se¬pol¬tura: lo si avvolge poi in tre pezzi di stoffa, dopo avergli levato gli abiti comuni. Per lavare il corpo, si versa, una prima volta, dell'acqua saponata, poi, dell'acqua pura per cancellare le tracce di sapone; e, una terza volta, dell'acqua mescolata alla canfora, su tutto il corpo. Se il lavaggio del corpo non è possib¬ile, è suffi¬cente il tayammum. Dopo averlo avvolto nei pezzi di lenzuolo, si celebra il rito funebre (dettagli più sotto). Si può celebrare questo rito anche in assenza del corpo, in qualsiasi parte del mondo. Per la sepoltura, si scava la tomba in modo che sia parallela alla Mecca, il più fedelmente possibile; e la testa del morto è girata leggermente verso la destra, di modo che il suo viso sia di fronte alla Ka'abah. Quando si deposita il corpo nella tomba, si pronuncia la formula: "Nel nome di Dio e nella reli¬gione del messaggero di Dio" (per il testo e la trascrizione vedere l'appendice D). C'è nell'Islâm la credenza che il morto riceva la visita di angeli, che gli pongono alcune domande sulla fede. Ecco perché si pronuncia, dopo la sepoltura, una serie di testi per suggerire la risposta da dare. Ecco la traduzione (testo e trascri¬zione nell'appendice E): "Oh servo/serva di Dio, ricorda l'impegno preso prima di lasciare il mondo di quaggiù, cioè l'attestazione che non vi sia altro Dio al difuori del Dio Unico e che Mohammed è il messaggero di Dio, la fede che il Paradiso è una verità, che l'inferno è una verità, che l'interrogatorio nella tomba è una verità, che il giorno del giudizio finale verrà, che non c'è nessun dubbio su ciò; che Dio resusciterà coloro che sono nelle tombe, che tu hai accettato che Dio fosse tuo Signore, L'Islâm la tua religione, Mohammed il tuo Profeta, il Corano la tua guida, la Ka'abah la direzione verso cui ti volgi per le tue preghiere, e tutti i credenti tuoi fratelli. Che Dio ti rafforzi in questa prova - poiché il Corano (XIV, 27), dice: "Coloro che credono, Dio li ha rinfrancati con una parola ferma nella vita presente e nell'aldilà. Dio svia i prevaricatori e Dio fa ciò che vuole". E ancora - (cfr. LXXXIX, 28-30) - "Oh anima tranquilla, ritorna verso il tuo Signore piacente e piaciuta; entra dunque tra i Miei servi! Entra nel Mio Paradiso!".



È formalmente vietato fare spese eccessive per le tombe, che devono essere le più semplici possibile. Si deve piuttosto spende¬re per i poveri ed i bisognosi, pregando Dio di ricompensare per questo l'anima del defunto.



Abitudini generali (4




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  مشاركة رقم : 6  
كاتب الموضوع : أضواء الحق المنتدى : Islam by all languages قديم بتاريخ : 09-02-2015 الساعة : 04:55 PM



Abitudini generali




A parte la preghiera quotidiana e il digiuno annuale si racco¬mandano altre pratiche. La più importante di queste è la lettura assidua del Corano (accompagnata da una traduzione se necessa¬rio) e la meditazione delle cose che vi sono contenute, che devo¬no essere applicate nella vita quotidiana. Cosa c'è di più fecondo in benedizioni divine di questa invocazione della parola di Dio!

Cominciando una cosa si dice Bis-mil-lah (in nome di Dio) e quando la si termina: al-ham-du lil-lah (lode a Dio). Quando si decide di fare una cosa, o quando si promette qualcosa a qualcu¬no, bisogna aggiungere immediatamente: in-sha-al-lah. (se Dio vuole).

Quando si incontrano dei musulmani li si saluta dicendo: sa¬lam alaik (o as-salam alaik), e si risponde allo stesso modo, oppure si dice: wa alaik as-salam (tutte queste formule signifi¬cano: la pace sia con te).

Bisogna prendere l'abitudine di glorificare Dio, quando ci si corica è quando ci si alza (sub-hanal-lah "gloria a Dio", è la forma più semplice). Bisogna anche recitare spesso la bendizione divina sul Profeta; per esempio, la seguente formula: "Al-lahum sal-li 'alà Muham-mad wa barik wa sal-lim" "(Oh Dio piegati su Moham¬med, benedicilo e prendilo sotto la tua protezione").

Il Profeta preferiva sempre la destra: quando metteva i sanda¬li, infilava prima il piede destro e poi il sinistro, ed il contrario quando li sfilava; quando indossava una camicia, prima la manica destra e poi la sinistra; quando si pettinava, prima la parte destra del capo e poi la sinistra; quando entrava in una casa, in una Mo¬schea, prima il piede destro e poi il sinistro. Al contrario, per entrare in un bagno, metteva prima il sinistro. Per uscire, nel caso citato, faceva esattamente il contrario. Ed anche, levandosi un abito, le scarpe, ecc. cominciava con la sinistra ed in seguito la destra.





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  مشاركة رقم : 7  
كاتب الموضوع : أضواء الحق المنتدى : Islam by all languages قديم بتاريخ : 09-02-2015 الساعة : 05:48 PM


Cibo e bevande


Ecco, a proposito del cibo e delle bevande, qualche punto im¬portante.
La carne di maiale (compreso il suo grasso) è proibita, come pure ogni bevanda alcolica. Quanto alla carne, un musulmano non può consumare che quella di animali e uccelli che siano stati macellati secondo il rituale. Il Corano dice (V, 3): "Vi sono proibite le bestie morte ed il sangue, la carne di maiale, e ciò sul quale si sia invocato qualcun altro al di fuori di Dio, l'animale morto soffocato, ammazzato, morto a causa di una caduta, a causa di un colpo di corna, divorato da una bestia feroce, salvo che voi lo sgozziate prima della sua morte, e quello che avrete immolato sulle pietre sacrificali... Se qualcuno si trova in miseria ed ha fame e si rifiuta di cadere nel peccato, Dio è perdonatore e misericordioso".

Il sacrificio rituale si pratica nel seguente modo: pronunciare prima la formula Bis-mil-lah (in nome di Dio), tagliare poi la gola, cioè il condotto respiratorio ed alimentare, e le due vene giugu¬lari, guardandosi dal toccare la colonna vertebrale, ancora più che tagliare la testa dal corpo, o la pelle, prima che l'animale sia completamente morto.

L'uso di piatti o utensili d'oro o d'argento, per servire pasti o bevande, è severamente proibito ai musulmani.




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  مشاركة رقم : 8  
كاتب الموضوع : أضواء الحق المنتدى : Islam by all languages قديم بتاريخ : 09-02-2015 الساعة : 06:03 PM


Celebrazione del rito


"La purezza è la metà della fede". Ha detto il Profeta. È così che quando si vuole compiere il rito della preghiera, occorre prima purificare il proprio corpo. Ordinatamente, e per le cele¬brazioni quotidiane, basta una semplice abluzione, ma per certi casi è necessaria una doccia: per gli sposi, per esempio, dopo un rapporto intimo, per gli uomini, dopo una polluzione notturna, per le donne, dopo le regole mensili o un parto. L'uso racco¬manda vivamente di farsi la doccia prima della celebrazione del venerdì.

Il bagno rituale: si fanno prima le abluzioni - descritte più sotto - poi si fa passare dell'acqua su tutto il corpo, dalla testa ai piedi, e questo per almeno tre volte. Se si usa la vasca, occorre, dopo l'uso, vuotarla e sciacquare tutto il corpo con acqua pura che si verserà, per esempio, da una brocca (se non è installata la doccia).

Le abluzioni. Ecco come si svolge il rito dell'abluzione. For¬mulare l'intenzione, pronunciare le parole Bism-mil-lah (in nome di Dio), lavare le mani fino al polso, lavare (sciacquare) la bocca, sciacquare le narici con le dita bagnate, lavare il viso dalla fronte fino al mento e da una all'altra orecchia, lavare la mano destra, poi la sinistra, fino ai gomiti inclusi, passare le dita bagnate sui capelli e nelle orecchie (e, per certe scuole, anche sul collo), poi lavare il piede destro, poi il sinistro fino alla caviglia. Ogni gesto si ripete per tre volte di seguito, lavando, per esempio, le mani fino ai polsi per tre volte, prima di passare al risciacquo della bocca, ciò vale per i casi normali, poiché se manca l'acqua è sufficiente farlo una volta sola.

Se l'acqua manca completamente, il tayammum (o abluzione con la polvere) sostituisce le abluzioni e anche il bagno. Lo si permette anche ai malati, e a coloro ai quali l'acqua può essere nociva. In simili casi si formula l'intenzione, si pronuncia il nome di Dio (Bismil-lah), poi si posano i palmi delle mani su terra pulita (o anche sul muro della casa) e li si passa sul viso, si posa¬no di nuovo i palmi per terra, per passare prima il palmo sinistro sulla mano destra fino al gomito, in seguito il palmo destro sulla mano sinistra.

Questo tayammum simbolizza l'umiltà dell'uomo davanti all'Onnipotente.

Non si è affatto obbligati a rinnovare le abluzioni per ogni ri¬to, ma solo quando lo esige una impurità rituale: sonno, emis¬sione di gas, di urina o altro, vomito. C'è bisogno di ricordare che le leggi di purezza corrispondono alle necessità igieniche ed indicano che bisogna fare uso dell'acqua e non solo della carta. La carta di un manoscritto e di una stampa è da scartare non solo a scopo igienico, ma anche per evitare una profanazione inco¬sciente del nome del Signore.

Per celebrare il rito, bisogna anche indossare un abito pulito, ed essere in un luogo puro (né la moschea, ne il tappeto sono obbligatori), e bisogna conoscere la Qiblah, o direzione della Ka'abah che si trova alla Mecca. È facile, con l'aiuto di un map¬pamondo e di una bussola trovare questo orientamento: la Mecca è situata verso il centro della Penisola Arabica, presso la sua costa occidentale, quindi gli abitanti dell'Italia devono voltarsi verso Sud-est, quelli della Mauritania verso Est, quelli di Quebec verso Est-sud-est, ecc., è, nondimeno da notare che, poiché la terra è sferica, due vie possono condurre, in linea retta, da un punto ad un altro qualsiasi. Per l'orientamento rituale dell'uffizio, si userà la direzione relativa alla distanza più breve tra il punto ove ci si trova e la Ka'abah: a Quebec o a San Francisco sarà Est-sud-est, in Alaska Sud-oves. Agli antipodi dela Ka'aba, da qualche parte a Sud delle isole Hawai, le quattro direzioni sono equidistanti e quindi si lascia all'individuo la scelta - per esempio, durante un viaggio in battello ci si può girare dove si vuole (agli antipodi) per orientarsi verso la Ka'abah.

Ci sono cinque preghiere obbligatorie quotidiane, la seconda delle quali è sostituita al venerdì da una cerimonia più solenne, celebrata in comune alla Moschea. Ci sono inoltre altri due uffizi annuali nell'ambito di due feste religiose: una si celebra al termine del mese di Ramadan, e l'altra coincide con il pellegrinaggio alla Mecca. Tutti questi riti si assomigliano, quanto alla forma, ma non per quanto concerne la durata. La preghiera dell'alba ha solo due rak'ats (vedere più avanti per il significato del termine), la seconda e la terza (nel primo pomeriggio e nel tardo pomeriggio) hanno ognuno quattro rak'ats, il quarto (la sera presto), ne ha tre e il quinto (la sera tardi) ne ha quattro. I riti del venerdì e delle due feste hanno ciascuno due rak'ats. Il Profeta ha raccomandato con insistenza di aggiungere un altro uffizio di tre rak'ats, chia¬mato witr, subito dopo l'ultima preghiera.

La preghiera rituale si svolge come segue: si fanno le abluzioni necessarie, si sceglie un luogo pulito, ci si rivolge in direzione della Ka'abah, si alzano le mani all'altezza delle orecchie per formulare precisamente l'intenzione, cioè "Ho inten¬zione di celebrare per Dio tale o talaltro rito (lo si nomina) - con le sue rak'ats e rivolto verso la Ka'abah, individualmen¬tee/collettivamente/(come imam)/collettivamente come uno di coloro che seguono l'imam (secondo il caso). Poi si pronuncia la formula Al-la-hu-akbar (Dio è il più grande, e si abbassano le braccia: secondo la scuola malikita, e sciita, le mani sono lasciate libere ai due lati, toccando le gambe , ma secondo tutte le altre scuole, si incrociano le mani sul petto, la mano sinistra a contatto con il corpo, e la mano destra sovrapposta. Da questo momento comincia il rito e non si può più parlare con nessuno; né guardare altro che il punto del suolo dove si poserà la fronte durante la prosternazione, né fare gesti contrari alla solennità del rito. Ad ogni movimento rituale (inchino, prosternazione, posizione sedu¬ta ecc.) si pronuncia Al-la-hu Akbar.

Il rito comincia con un inno (vedere appendice F), seguito dalla prima sura del Corano, in seguito si recita un'altra sura o qualche versetto del Corano (vedere appendice G), scelto a piacere da ognuno (per esempio, uno dei passaggi dati nelle ap¬pendici C, H, I, J, K). Solo i testi coranici possono essere recitati ad alta voce, e sono nelle due prime rak'ats del rito notturno, dell'uffizio del venerdì e di quello delle due feste, e solo da parte dell'imam, tutto il resto è pronunciato a voce bassa.

Dopo aver ultimato la recitazione del Corano, come abbiamo appena detto, ci si inchina, ponendo i palmi delle mani sulle gi¬nocchia, senza piegarle, e in questa posizione si pronuncia per tre volte la formula "Gloria a Dio, il più grande". Subito ci si alza per dire: "Dio ha inteso colui che l'ha lodato, nostro Signore, lode a Te" (appendice M). Poi ci si prostra ponendo la fronte, il naso ed i palmi al suolo, ginocchia piegate e così si pronuncia per tre volte: "Gloria a Dio l'Altissimo" (appendice N), in seguito ci si siede sul piede sinistro, lasciando il destro libero, in modo che le dita siano girate all'esterno ed il tallone punti verso il cielo (appendice O). Poi ci si prostra di nuovo e si ripete per tre volte la formula impiegata durante la prima prosternazione. Infine ci si mette in piedi. Tutto ciò (stare in piedi, inchinarsi, prostrarsi) costituisce un ciclo: la rak'at, di cui abbiamo parlato a più riprese.

La seconda ra'kat comincia con la prima sura del Corano (appendice G), seguita da un'altra parte (uno dei testi dall'appen¬dice H alla K, per esempio), ma senza inni. In seguito, ci si ab¬bas¬sa sulle ginocchia, ci si alza, ci si prostra per due volte, sempre pronunciando le formule appropriate, menzionate nella prima rak'at. Dopo la seconda prosternazione, non ci si alza, ma si resta seduti sul piede sinistro e si invoca la presenza divina e l'attesta¬zione di fede (appendice P).

Poiché la preghiera dell'alba non ha che due rak'ats, l'invoca¬zione della presenza divina è seguita da una supplica (appendice Q) e si termina la celebrazione con il saluto, girando la testa prima a destra; e pronunciando as-sala mu alaikum wa rah-matul-lah (la pace e la misericordia di Dio siano con voi). Poi a sinistra, ripetendo la stessa formula. È con il saluto finale che termina la preghiera. Ma se la celebrazione ha più di 2 rak'ats, ci si alza dopo aver invocato la presenza divina (appendice P) alla fine della seconda rak'at, si recita allora di nuovo la prima sura del Corano (appendice G), senza, però, aggiungervi altri versetti, poi ci si inchina, ci si alza, ci si prostra due volte. Se il rito ha tre rak'ats (come nella quarta preghiera all'inizio della sera), si resta seduti dopo le due prosternazioni della teraza rak'at, si invoca e si sup¬plica (appendici P e Q) e si termina con i saluti. Al contra¬rio, se il rito ha quattro rak'ats (come nei due del pomeriggio e della sera tardi), ci si alza subito dopo le due prosternazioni della terza rak'at, si recita di nuovo la prima sura del Corano (appendice G), ci si inchina, ci si prostra, poi si rimane seduti per invocare, supplicare e terminare con il saluto.




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كاتب الموضوع : أضواء الحق المنتدى : Islam by all languages قديم بتاريخ : 09-03-2015 الساعة : 03:44 PM


( La Preghiera )




Orari delle cerimonie

Normalmente la prima preghiera (fagr) si celebra quando ci si alza, cioè tra l'alba e il sorgere del sole. La seconda (zuhr), quan¬do il sole ha già passato il meridiano, verso mezzogiorno fino, circa, alle tre del pomeriggio, non importa in quale momento. La terza ('asr), può essere celebrata tardi nel pomeriggio, fino al tramonto del sole. La quarta (maghrib) a partire dal tramonto del sole fino alla scomparsa del crepuscolo, circa un'ora e 30 dopo. La quinta ed ultima delle preghiere ('ishà), a partire dalla scom¬parsa del crepuscolo fino all'alba, ma in genere prima di mezza¬notte.

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Errori durante la cerimonia
Se accade che nel corso della preghiera ci si dimentica di non dover parlare ad alcuno, si emette gas, si ride ad alta voce, si mangia o si beve, ciò annulla la cerimonia e nel secondo di questi casi bisogna ricominciare con delle nuove abluzioni. Ma se ci si scorda qualcosa di rituale durante la celebrazione, e se ce lo si ricorda più tardi, sempre, però, durante il rito, non occorre rico¬minciare dal principio, bisogna ultimare ciò che resta ma, prima di salutare, bisogna prostrarsi per due volte, poi terminare con il saluto. Nelle due "prostrazioni della dimenticanza", si possono recitare le formule usuali (appendice N), o sostituirle con un'altra più appropriata (appendice R) "Gloria a colui che non ha mai sonno né dimenticanza".

Se qualcuno arriva in ritardo per compiere un rito in comune, non deve preoccuparsi di quello che gli altri hanno già recitato, non ha che da formulare l'intenzione e poi seguire l'imam. Se uno non è stato presente ad una intera rak'at o a più rak'at, deve, al momento in cui l'imam saluta, alzarsi e completare quello che non era stato compiuto, e dopo le prostrazioni occorre invocare, supplicare e salutare, come se si fosse compiuto il rito indivi¬dualmente. Supponiamo che ci si unisca alla cerimonia nel mo¬mento in cui l'imam sta dando inizio alle prosternazioni della seconda rak'at della preghiera della serata e quindi che non sia stata eseguita per intero se non la terza rak'at; occorrerà allora, dopo il rito di saluto da parte dell'imam, alzarsi in piedi, comple¬tare una rak'at con due sure del Corano (prima sura ed un'altra parte) restare seduti per l'invocazione, poi alzarsi, completare la terza rak'at, invocare di nuovo, supplicare e salutare per finire.

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Generalità


Se non si conosce esattamente la direzione della Ka'abah, ba¬sta supporla, e ciò è sufficiente, poiché Dio è presente in ogni luogo. Dopo la preghiera, si può pregare Dio per tutto ciò che si desidera, ma le preghiere migliori sono quelle che ci insegna il Corano.

Poiché i testi usati nella preghiera sono tutti in arabo, è neces¬sario impararli a memoria, a cominciare dalla Fatiha (prima sura del Corano appendice G), che è considerata la cosa essenziale, senza la quale la preghiera non sarebbe corretta.

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كاتب الموضوع : أضواء الحق المنتدى : Islam by all languages قديم بتاريخ : 09-03-2015 الساعة : 03:52 PM



Cerimonia funebre


La preghiera funebre ha una forma ben diversa. Si compiono le abluzioni, ci si pone in direzione della ka'abah, si alzano le mani, si formula l'intenzione, e dopo l'usuale al-la-hu-akbar, si recita l'invocazione, la fatiha e qualche altro passaggio del Corano, come nella preghiera canonica ma si rimane in piedi, si pronuncia al-la-hu akbar, e senza spostarsi si recita una preghiera a Dio chieden¬do perdono per tutti i musulmani, vivi o morti, preghiera prece¬duta dall'invocazione della benedizione di Dio sul Profeta (appendice S), per la terza volta si dice al-la-hu akbar e si prega particolarmente in favore del morto in questione (appendice T), si ripete infine una quarta volta la formula al-la-hu akbar, che è seguita da due saluti finali
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  مشاركة رقم : 11  
كاتب الموضوع : أضواء الحق المنتدى : Islam by all languages قديم بتاريخ : 09-03-2015 الساعة : 03:53 PM

Malattia e viaggio

Se si è malati o costretti a letto, si può celebrare la preghiera seduti, o anche sdraiati, secondo lo stato di salute. Se si ha la forza di rimanere seduti, ci si inchina in modo che la fronte non tocchi il suolo, poiché le prosternazioni vengono effettuate in modo normale. Se si è obbligati a rimanere sdraiati, il gesto ri¬tuale viene compiuto con il pensiero, sempre recitando le formule appropriate.
I viaggiatori hanno l'autorizzazione da parte del Profeta, di ri¬durre a due le rak'ats nelle preghiere che ne comportano quattro. I viaggiatori e coloro che, in buona fede, non hanno molto tempo, ricevono l'autorizzazione, inoltre, di unire due preghiere alla volta, cioè il secondo ed il quarto e quinto in ogni momento della notte.




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  مشاركة رقم : 12  
كاتب الموضوع : أضواء الحق المنتدى : Islam by all languages قديم بتاريخ : 09-03-2015 الساعة : 04:07 PM

? Perché un calendario puramente lunare


Tutti sanno che l'Islâm segue, per le necessità liturgiche o reli¬giose, un calendario lunare dove, per esempio, il mese di Rama¬dan con il suo digiuno, ed il mese di Dhu'l-Higgiah, con il suo pellegrinaggio, cadono a turno nelle differenti stagioni. Nell'Arabia preislamica, si recuperava l'anno solare praticando l'intercalazione. Il Profeta abolì questo uso, nel corso del suo ultimo pellegrinaggio, solo tre mesi prima della sua morte. Tra i numerosi vantaggi di questa riforma islamica, tre possono essere posti in rilievo: a) per ciò che concerne il digiuno, questa riforma è molto utile, poiché offre la possibilità di abituarsi in tutte le stagioni a sopportare le privazioni del bere e del mangiare: quindi non è mai troppo duro né, d'altro canto, troppo facile.
Essendo l'Islâm destinato a tutti, è stato necessario tenere conto delle differenze climatiche delle diverse zone. Se il digiuno fosse prescritto per un certo mese del calendario solare, cioè, per una determinata stagione, lo scopo ne verrebbe viziato dalla natura, e, fisicamente, il suo compimento non sarebbe possibile. Infatti, l'estate dell'emisfero settentrionale, dei paesi a Nord dell'equatore, coincide con l'inverno per i paesi dell'emisfero meridionale. Inoltre, è possibile che l'inverno sia considerato una stagione gradevole nelle regioni equatoriali, ma un orrore in quelle polari. Questa discriminazione tra i credenti dei diversi paesi può essere facilmente evitata adottando il calendario luna¬re: tutti avranno, per il mese di Ramadan, tutte le stagioni a rota¬zione.
Le imposte di zakat pagate sui risparmi, sul commercio, ecc. ad esclusione delle imposte sui prodotti agricoli che dipendono dalla stagione e dai raccolti, sono, di fatto, con l'anno lunare, aumentate impercettibilmente, poiché in 33 anni lunari non ci sono che 32 anni solari: si paga quindi l'imposta per un anno in più. Ricordiamo che queste imposte sono prelevate dai ricchi per il benessere di tutta la popolazione dello Stato, ed in particolare per i poveri.



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